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Come la radiodiagnostica può aiutare i malati oncologici

L’obiettivo della radiologia interventistica in ambito oncologico può essere curativo, vale a dire mirante a eliminare il tumore, ponendosi come alternativa alla chirurgia, oppure palliativo, cioè volto a  ridurre le dimensioni del tumore o a rallentarne la crescita, riducendo il dolore e altri sintomi e prolungando la sopravvivenza. Per questo può essere abbinata alla chirurgia, alla chemioterapia e alla radioterapia.

“Grazie alla radiologia interventistica, è possibile eseguire trattamenti molto delicati, senza operare tagli né esposizione di tessuti, e ottenere quindi gli stessi risultati di un complesso intervento chirurgico ma con una tecnica assolutamente non invasive”, dichiara il prof. Roberto Iezzi, nuovo Direttore dell’Unità Operativa complessa di Radiodiagnostica del Gemelli Molise docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

“Tra le principali attività “interventistiche” in ambito clinico oncologico – continua Iezzi – vi sono il trattamento dei tumori primitivi e metastatici del fegato e del polmone, il trattamento percutaneo (non chirurgico) del piccolo tumore renale e delle lesioni primitive e metastatiche ossee”. Il nuovo Direttore dell’Unità Operativa complessa di Radiodiagnostica del Gemelli Molise  – che si occupa principalmente di radiologia diagnostica ed interventistica in ambito cardiovascolare ed oncologico, è uno dei maggiori esperti del settore e in qualità di relatore partecipa a congressi ed eventi scientifici di rilievo internazionale – ha da poco anche preso parte alla VI edizione del meeting internazionale “MIO-Live 2021” – Mediterranean Interventional Oncology dove: “In un simposio congiunto con la Società Americana di Interventistica Oncologica (SIO) abbiamo potuto confrontarci con una realtà differente, in cui le procedure di radiologia interventistica oncologica sono spesso effettuate in regime ambulatoriale o day-hospital, senza la necessità di ricovero. Tale modalità trova elevato consenso da parte dei pazienti, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui è complesso il ricovero ospedaliero e rappresenta ormai un’opzione di trattamento riconosciuta e validata dalle società scientifiche e dalle linee guida. Risultati che dimostrano come tali procedure siano sicure ed efficaci, molto spesso curative, con bassa invasività e bassi tassi di complicanze, breve degenza e rapida ripresa delle attività quotidiane”.

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